10Mar

La scusa ti fotte

”Purtroppo sono nato sfortunato!”
”Cosa significa questa tua affermazione?”

”Significa che sono nato in un periodo sbagliato, una nazione sbagliata, una famiglia sbagliata! Tutto è sbagliato, sono proprio sfortunato. Ma non è colpa mia.”
”Belle cazzate, colpevole amico mio!”

Presupponendo che, come affermava il grande Einstein, la fortuna è l’incontro tra la preparazione e le opportunità, se parliamo di sfortuna, scuse e lamenti, allora ci sono delle cose molto importanti da sapere..

Nello sport ad esempio, ogni volta che mi sono allenato in qualcosa, ho sempre trovato tante persone con la scusa pronta per giustificare i propri fallimenti. Io stesso per tanto tempo ero tra di loro a giocare al gioco che io chiamo del ‘mal comune mezzo scemo’. Abili ricercatori di finti impedimenti, focalizzati sempre sul bicchiere mezzo vuoto. Le scuse più gettonate sono sempre state cose del tipo: ieri ho mangiato tanto, oggi non mi sento bene, tira vento, fa freddo, fa caldo, ho problemi muscolari, sono tornato tardi ieri, ecc..

La stessa cosa accade nel mondo del lavoro. Disoccupati che per ‘colpa’ del sistema e delle aziende, non riescono proprio a collocarsi di conseguenza. Per non parlare degli imprenditori che si lamentano nei confronti di entità chiamate in diversi modi ‘Crisi’ ‘Globalizzazione’ ”Politica’ ecc..

In ogni area della vita quindi possiamo fare le stesse riflessioni.

Chi si lamenta è fottuto!

Fino a quando la responsabilità di quanto ci accade è nelle mani degli altri, la stessa unica vita che abbiamo non è più sotto il nostro controllo. Possiamo quindi lamentarci e fotterci, o prenderci tutte le responsabilità di quello che ci succede e fare in modo di cambiare quanto è in nostro possesso.

Certo, ci saranno sempre tante cose che non potremo controllare, ma questo fa parte della vita di noi esseri mortali. Se ci focalizziamo su quello che non possiamo gestire, non ci rimarrà più l’energia e la capacità di giocare la nostra partita.

La scusa mi stava per fottere

Sabato notte sono tornato tardissimo, per questo ho dormito scarse 4 ore (2 in meno di quante me ne servono per essere al 100%). Nel letto di casa ero agitato prima di prendere sonno, sapevo che dopo qualche ora dovevo andare a correre.

Al risveglio, che di risveglio aveva solo il fatto di non essere più in orizzontale, mi dicevo che ero stanco, che avevo bevuto qualche bicchiere di troppo, che avrei dovuto rimandare la corsa perché non sarei riuscito a fare quello che faccio di solito, ecc..

Ma visto che conosco bene la terrificante vocina che abbiamo in dotazione dentro la nostra testa, maestra di supercazzole e lamenti, ho fatto quello che faccio sempre: I-GNO-RA-RLA! E’ chiaro che non potevo visualizzare tutto quello che avrei fatto da li alla fine di tutta la corsa. Questo sarebbe stato terrificante per la mia neurologia. Di conseguenza, ho fatto un passo alla volta.

Mi sono vestito, ho messo le scarpette magiche è ho iniziato a correre step by step, senza una fine ma passo per passo. Mi piace credere nel fatto che un Dio, se mai ce ne sia uno, non permetterebbe ai suoi figli, di trovarsi ad affrontare sfide più grandi della loro capacità di affrontarle.

Un viaggio inizia dal primo passo. Un elefante si mangia pezzo per pezzo..

Bisogna sviluppare l’abitudine di ascoltare e poi mandare a fanculo la vocina che vuole sabotare la nostra efficacia, le nostre performance e tutta la vita che abbiamo da vivere. Magari è vero che sei stanco, che hai dormito poco, che il tuo corpo non vuole assecondare la testa, ma se non sviluppi l’abitudine di ignorare la vocina consigliera di lamenti, rischierai sempre di credere in tutte quelle cazzate!

La sfida più grande è sempre quella che facciamo contro noi stessi, nei confronti delle nostre convinzioni limitanti e lo sviluppo dell’indispensabile capacità di essere più forti delle sfide che andiamo ad affrontare. Ti auguro di capire questo e di vivere la vita migliore che potresti vivere.

Scuse? No grazie.

A presto, che non sia tardi!

[pezzo consigliato dopo la lettura]

 

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