24Ago

Quando il tuo corpo ti riporta con i piedi per terra

E’ proprio quando pensi di essere immortale e che tutto ti è possibile, che la vita ti presenta il prezzo da pagare. Ricordandoti, inevitabilmente, del tuo essere limitato, precario, mortale.

Tutto è possibile, ma non ti buttare se non hai ancora le ali

Lungo la mia strada ho sempre spronato le persone alla ricerca di tutte le possibilità che ci sono nella nostra stupenda vita, incentivandole a superare i propri limiti, professando ad alta voce un verbo chiamato ‘azione’. Poi, inizio una gara, spingo al massimo con le mie gambe dopo essermi allenato pesantemente sette giorni su sette per quattro volte al mese per tutti i mesi da quando ho iniziato a correre, e finisco al pronto soccorso. Non è la prima volta che porto il mio corpo a rifiutarsi di continuare a fare tutte le cose che la mia neurologia, convinta di appartenere ad un supereroe, predente dal mio limitato essere fisico. Ma non mie era mai successo di cadere a terra durante una gara, in preda ad un collasso respiratorio, con la convinzione di un attacco cardiaco.

Il senso di impotenza che ho provato è talmente profondo che, ad un giorno dall’accaduto, continuo a risentirne i postumi. Cerco ora il migliore significato a quello che mi è successo:

Non puoi pretendere di volare se non hai ancora le ali

La consapevolezza, l’unica scelta

Il grande problema è che spesso fraintendiamo i segnali.

Io faccio parte di quelli che non ammettono i propri limiti, il fermarsi durante una corsa, abbandonare un progetto, rinunciare alla meta prefissata per qualsiasi cazzo di motivo. Perché quando ti prendi l’abitudine di mollare, lo fai sempre!

Dall’altra parte ci sono quelli che al minimo segnale intenso psicofisico dicono ”Non ce la faccio, non sono portato, è troppo difficile per me…”.

Oggi, a seguito dell’accaduto, un mio compagno di corsa, mi ha detto: ”Nino, il tuo più grande valore aggiunto, la determinazione incrollabile, può causarti grandi problemi.”

Allora? Quale atteggiamento avere? Mi spiace ma non possiedo la risposta, posso solo ora pubblicamente confessare, nella ricerca di una maggiore consapevolezza, che preferisco finire dentro l’ambulanza che tirarmi indietro davanti alle prove della vita con il dubbio che non ne ero all’altezza. E se proprio qualcosa di brutto potrebbe succedermi, sarebbe la migliore cosa rispetto una morte in uno scomodo letto in corsia. In ogni caso, per ora, rassicuro tutti quelli che mi conoscono:

”Oggi non mi sono allenato, riprendo domani di brutto!” (estenuanti ripetute in violenta salita, per chi volesse venire)

Concludo nel ricordarti che,

le cose difficili sono difficili prima di diventare facili. Ma se ci metti troppo tempo a trasformarle, prendi un’ambulanza, magari fai prima. ha ah.

E tu, sei consapevole dei tuoi limiti?

A presto, che non sia tardi!

[pezzo consigliato dopo la lettura]

 

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