1Apr

Quando il complesso di inferiorità trasforma te stesso

Eri piccolo, brutto e pieno di complessi. Questo è quello che percepivi di te. Ma le tue credenze limitanti ti hanno spinto a diventare quello che ora sei.

Sì, lo ammetto, da piccolo ero brutto, paffuto, dai capelli folti ed elettrizzati e capacità intellettive molto ridotte. Timido ed introverso, avevo remore a dire e fare, aspettando che gli altri facessero per me. Anticonformista anche nei confronti degli anticonformisti, che preferivo solo agli snob, ma con i quali non volevo conformarmi. Almeno questa era la mappa del piccolo Nino che cresceva.

Qual è il tuo complesso di inferiorità?

Grasso? Troppo magro? Più basso dei tuoi amici? Peloso o senza peli? Seno piccolo o troppo ingombrante? Pochi capelli? Lato B grosso o invisibile? Denti storti, cariati e mancanti?
Insomma, qual è il tuo complesso di inferiorità nei confronti degli altri?
Che culo se ne hai uno!

Infatti, proprio il fare o l’aver dovuto fare i conti con un complesso di inferiorità costituisce una immensa fortuna che non tutti hanno avuto nella propria vita. Sicuramente avrai provato a tamponare la tua insicurezza con qualcosa di effimero. Le cose materiali e gli status symbol reggono per poco, l’apparenza con il tempo sfugge. Quello che compri con i soldi prima o poi lo butti. Rimanete solo tu e la tua consapevolezza a dover fare una scelta:

  1. accettare te stesso
  2. migliorare te stesso

Io, ad esempio, le ho scelte entrambe. Scegliendo di migliorarmi continuamente, per poi accettare me stesso. Ovvero, miglioro, accettando quello che sono a prescindere. Perché il semplice fatto di volermi migliorare mi rende un supereroe, immune al giudizio, immune ai sensi di colpa, immune ai rimpianti, immune.

E tu, come ti sei trasformato?

Quale trasformazione è avvenuta in te? Capisci ora che la benzina del tuo successo è stato proprio il tuo complesso?

Mi affascina la vita, perché è imprevedibile e allo stesso tempo scontata, regolare e troppo spesso paradossale. Abbiamo bisogno della sofferenza per evolvere. Flaubert diceva: la sofferenza è come una ruspa interna, più questa ti scava dentro e maggiore profondità potrai avere.

Troppo spesso sento parlare di persone invidiose nei confronti di vincitori di lotterie o figli di papà. Che ridere. La mia più grande sfortuna sarebbe proprio vincere qualcosa che non mi sono duramente sudato.

Perché solo il percorso del sudore ti porta l’ardore, la sete e la soddisfazione.

Non vi stupite quando sentite parlare di persone famose che si tolgono la vita o di vincitori milionari che dopo poco tornano a stare peggio di prima. Hanno solo evitato di fare il percorso del sudore.

Ringrazia per questo il tuo dolore, ogni volta che ti sei sentito fuori posto. Tutte le volte che hai pensato di essere inferiore a qualcuno. Adesso sai che c’è sempre un percorso da seguire se vuoi evolvere e migliorare.

Ti auguro di non smettere mai di migliorarti.

Adesso torno ad essere il mediocre che punta all’eccellenza. Mi tocca fare molto di più di altri, ma quanto più è tortuoso il percorso, tanto più ambita la mèta.

A presto, che non sia tardi!

[pezzo consigliato dopo la lettura]
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