23Set

Lungaggini per la beatitudine

Aspettare, rimuginare, ignorare i propri tempi e sorridere faticosamente. Ecco quanto mi sovrasta ogni volta in comitiva al ristorante. Sarà per questo che sono sociopatico?


Già le ventidue, e come il mio commercialista,  ansimante in cerca di far quadrar bilanci, conteggio il tempo che mi separa dal mangiare, dalla quiete, dall’indipendenza, dal riposo: ho sonno, a quest’ora dormo. Potevano almeno prenotare i miei amici, sveglio solo dalla fame.

Entriamo nel locale, gremito. Nessuno ci accoglie, mura pavimento e mobilio dello stesso colore, luminoso, gelido. Capisco che la scelta migliore sarebbe stata quella di insediarsi quanto prima. Una giovane famiglia inizia a organizzare le operazioni di evacuazione, intuisco la cosa. Sbatto qua e là, taglio la sala per arrivare diritto alle coordinate stabilite. Ignoro sedie e commensali, mi impadronisco del tavolo. ‘’Certe cose vanno prese e basta.’’ Lo dico ad alta voce, orgoglioso, mentre gli altri compiaciuti si stanno sedendo. ‘’Che ne dici se prendiamo..?’’ il mio vicino di sedia ha bisogno di conferme o vuole socializzare, ignorando la mia smania. ‘’Prendi quello che ti pare, ho perso il senno, nella mia pancia a quest’ora passeggiano solo sogni e creature mitologiche’’ la misantropia prende il sopravvento.

Adesso dove sono i camerieri? Ti stalkerizzano e stanno addosso quando non servono e poi devi dimenarti per ordinare. Ma come per il tavolo, la paura di dover ancora aspettare mi da vigore. Alto sui miei piedi stanchi, sbraccio e con il giusto tono, ‘’Cameriere!’’. ‘’Acqua frizzante o naturale?’’ dice lui al suo arrivo, veloce tanto quanto la mia voce all’occorrenza pungente. Apprezzo la domanda commerciale chiusa che presuppone io beva dell’acqua; ma detesto non avere scelta, ‘‘Nessuna delle due, voglio solo mangiare’’. La buona notizia è che lo scaltro cameriere, al suo pronto ritorno, ha con sé pane e grissini. La brutta, di notizia, è che non si può ancora prenotare perché Jasmine è andata al bagno, maledetti bagni dovrebbero avere l’accesso limitato.

Annuisco nel vuoto di un tempo interminabile. L’odore di carboidrati persiste, allevierebbe il mio stato. Bavoso come un cane di Pavlov potrei ora mettere in bocca del commestibile. Macché. Ho un contrasto percettivo che mi scuote dentro. Forti le parole di mia madre arrivano e corrono nervose nella mia neurologia: ‘’Non spizzicare figlio, rovineresti l’appetito.’’. M’innervosisco mentre cerco di comprendere appieno il paradosso, paralizzante. Mi tocca aspettare, ancora.

Forse aveva ragione Fiorella, perché in fondo spizzicare è come eiaculare subito in un rapporto sessuale. Capisco che devo saper aspettare i tempi per godere, la mia ex apprezzerebbe.

Lungaggini per la beatitudine.

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