20Mar

Il sud che va al nord

(quando un limite diventa carburante)

Ci sono piante che devono avere costanti cure e condizioni ottimali per nascere e crescere. Ma ce ne sono altre, quelle più cool, che si fanno spazio nel cemento e come alcolisti anonimi, decidono di resistere alla vita anche senza bere (un bicchierino ogni tanto intendo). Vivono l’arsura e allargano le radici quando possono…

Da grande appassionato di crescita personale mi sono abituato, nel tempo, a frequentare i corsi di formazione più importanti nel Nord Italia (fatta la sola eccezione dei pochi svolti nella Capitale).

Questa volta però, è stata la punta dello stivale a venire in Lombardia, non per partecipare ma per organizzare un intenso e variegato incontro di crescita professionale/personale.

Sì, sto tornando ora dal ‘dieci cose’ di Milano sulle nuove direzioni del web, organizzato da tre brillanti ragazzi siciliani (Rocco, Claudio ed Emanuele). Questo in me ha creato fermento, riflessione e positivo sgomento…

..possibile possibili possibilità, domande, sospensioni seguite da ammortizzatori per ricadere sulla realtà tra la prossimità geografica e le convinzioni limitanti/potenzianti conseguenti.

 

Nord e Sud, quali differenze?

In tanti sapete quanto ripudio ogni tipo di chiusura, a prescindere dalla sua provenienza e che si chiami campanilismo o ghettizzazione. L’Italia è una, unica nella sua storia e nella sua cultura, e pertanto non andrebbe mai divisa, in nessun modo.

Da piennellista sempre in erba, ammetto che è profondamente sbagliato e sintomo di pressappochismo generalizzare. Ma quando parlo delle differenze tra le diverse latitudini italiane, mi riferisco alle sottoculture che causano potenziali chiusure e mancate predisposizioni nel fare delle cose piuttosto che altre. Inoltre, economie basate su attività principali poco remunerative e distanze da poli di interesse – spesso aggravate da infrastrutture precarie o assenti (autostrada, rete ferroviaria, ‘stretto’..) – creano un gap inevitabile tra Nord e Sud.

Quando il territorio in cui vivi non parla più la tua lingua

Ho sempre sperato che negli anni queste differenze si attenuassero. Ma quando troppo spesso sei il solo della tua città/paese a fare un percorso formativo o di alta specializzazione, ti accorgi poi di tornare a vivere in un territorio che non parla più la tua lingua. Come sempre la vita ti offre le sue possibilità, e in questo caso sei proprio fortunato perchè hai quattro cazzo di sofisticate soluzioni:

  1. Cambiare territorio
  2. Tornare a parlare la tua lingua passata
  3. Tranquillizzarti perché un giorno ti capiranno
  4. Disperarti

..dienticavo, chiaramente, una splendida soluzione è anche quella degli amici Siculi
> 5. Organizza corsi dove preferisci e chiacchiere tutto il resto.

La bella notizia, ma che per alcuni potrebbe essere complicata da accettare, è che il nostro cervello, quando accoglie miglioramenti, non retrocede facilmente al livello di pensiero inferiore, prodotto in precedenza. Significa che la tua evoluzione scalpitante troverà sempre e comunque spiragli.

Con tutto questo non voglio dire che nella mia amata Terronia non ci siano eccellenze, i Conterronei del ‘dieci cose’ sono un esempio eclatante di quanto realmente può avvenire. Dico però che questi non sono lo standard, ma rarità. Organizzare splendidamente un corso con venticinque super partecipanti (dai super poteri intendo) ed un parterre di formatori di rilievo nelle distinte aree di competenza, non è cosa da poco.

Mi piacerebbe quindi ascoltare storie di rarità, persone che hanno convertito in valore aggiunto lo svantaggio del vivere in un determinato posto. Che bello sarebbe poter frequentare il prossimo corso di alta formazione nella mia città o in quelle limitrofe, senza prendere aerei e bus, felice del fermento che dilaga ovunque nel fantastico posto in cui viviamo, chiamato Italia.

Quale emozione sarebbe confessare a vicini e conoscenti della mia zona che sono un appassionato di pnl senza rischiare di essere frainteso: no cazzo, vi ripeto che non lavoro alla BNL! Ma se proprio insistete, sì, sono l’AD (amministratore delegato) della BNL dove l’acronimo però sta per Basta Non Lamentarsi.

A dirvela tutta, siete fortunati perché la mia banca, la BNL, sta distribuendo dividendi alle persone che hanno investito sulla formazione, speranza, pensiero positivo e consapevolezza. Inoltre, per i nuovi clienti il conto è completamente gratis, ci sono solo pesanti commissioni per operazioni avvenute con lamento o assenza di responsabilità.

Approfitto per un formale ringraziamento speciale a tutti i maggiori azionisti della mia banca, grazie dell’apporto che date, a prescindere dal posto in cui vivete e dalle supercazzole che vi tocca ascoltare tutti i giorni.

E tu, aspetti ad aprire il conto alla Basta Non Lamentarsi?

Nord e Sud, questa volta ho perso proprio la bussola.
A presto, che non sia tardi!

[pezzo consigliato dopo la lettura]

 

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