24Mar

Cenere alla cenere

(involucro banale)

Sono appena entrato in un posto bellissimo. Tante villette a schiera, cappelle cristiane e piccoli monolocali. Tutto intorno è incorniciato da un giardino di quelli che sembrano finti. Odori che trasportano la mia memoria in ricordi strani, che belle le cose strane.

La pace, regina sovrana di questo idilliaco ambiente è arricchita da riservati uccellini che cantano silenziosamente per non dar fastidio ai passanti. Rocco, il mio irrequieto quadrupede, ha qualcosa che non va, continua a tirarmi nelle opposte direzioni. Ora che ci faccio caso, però, le persone che passano sono tristi, scure, forse incazzate. Peccato, in un posto così bello perché mai ci si dovrebbe arrabbiare? Di colpo, ville cappelle e monolocali sembrano posti chiusi, spenti, inutilizzati. Bizzarro, avrò mica mangiato troppo?

Non vedo la fine di questo lungo viale, pertanto, ritorno sui miei passi e ritrovo l’uscita. E’ sempre tardi per me. Arrivato all’ingresso, incontro uno strano personaggio, poteva essere un portiere, ma non di quelli che giocano a calcio, per intenderci. Sicuramente, però, burbero avrebbe fatto di secondo nome.

”Scusi, ma come si chiama questo residence?”
”Ma quale residence?”

”Questo in cui ci troviamo”
”E tu, un cimitero lo chiami residence?”

Ah cazzo. Quando sprofondi nella vita, spesso, rischi di perderti le cose più ovvie. Ti disconnetti e smetti di presupporre. Qualcuno una volta mi avrà pure detto a cosa serve il cimitero, ma ora questo significato mi sfugge. Allora mi chiedo: perché anche da morti continuiamo a creare classi sociali? A cosa serve il ‘residence’ chiamato Cimitero?

Cari miei parenti, state pure tranquilli perché vi lascio il mio posto dentro la ‘villetta dell’oltretomba’ destinata alla mia famiglia. Immagino che mi darete dell’insensibile, ma per esserlo veramente, vi dovrei confessare che preferirei, come alternativa alla villetta, anche la discarica. Mi limito, per questo, solo a dirvi che, dopo aver donato tutti i miei organi riutilizzabili da qualcuno, voglio tornare ad essere cenere.

Modi e modalità, apparenze e appartenenze le lascio morire con il mio corpo fisico.

Quello che sarò, se sarò, sarà di più e riderà dell’essere immortale che continua a preoccuparsi di un involucro banale.

Preoccupiamoci – occupiamoci prima – di vivere, amare, riconoscere e apprezzare ogni giorno della nostra unica vita. Spogliamoci del nostro ego, non ci porteremo niente dietro.

Piuttosto,
Dichiariamo il nostro amore alla vita. Dichiariamo il nostro amore a tutte le persone care. Dichiariamo il nostro amore sempre, fino a quando ci sarà permesso di farlo.

Scriviamo lettere alle persone,  ma quando sono in vita. Facciamolo ora, smettiamola nel dire frasi del tipo: ‘tanto lui o lei è a conoscenza dei miei sentimenti’. Potrebbe anche essere vero, ma se lo scrivi sarà ancora meglio. Le scritte sulla tomba di parole mai dette non servono a nulla, se non a far star bene le persone ipocrite.

Ringrazio quindi la morte, perché ogni volta che mi passa vicino, sento l’odore ed il sapore della vita. Totò avevi proprio ragione, la morte è una livella.

E tu?

A presto, che non sia tardi!

[pezzo consigliato dopo la lettura]

 

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