21Dic

Il tuo buon motivo – Sesso che ossesso

Da piccolo le ignoravi, le hai tollerate, non hai smesso più di cercarle.


Da piccolo le ignoravi. Non eri disposto davanti a tutte quelle divergenze. Che senso c’è nel giocare con le bambole? Non muore mai nessuno. Una volta ne ho decapitata una, la sua preferita. Invalida permanente si aggregava meglio alla mia armata di soldatini. Troppo docile nei conflitti però. Ho finito per darla in affiancamento a Rocco, per farla svegliare. Ma lui, onorando il suo rango canino, l’ha trattata come un osso, è venuta a mancare.

Impazzano i peli sul tuo corpo, e per l’ennesima volta chiedi all’amico, quello di fiducia: – Usciamo stasera?- E lui come al solito, – Ma ci sono le femmine?- Ma di quali femmine parla, le stesse che giocavano con le bambole? Ben presto ti rendi conto che in qualsiasi pensiero, attività, situazione, ci sono sempre. Come quando insedia in te l’idea di cambiare autovettura, e di colpo te la vedi sgommare ovunque. Chiedendoti perché ora tutti hanno acquistato la tua idea. -Ma ci sono le femmine?-  Ecco, a forza di sentire la fatidica domanda, ti succede la stessa cosa. Ho iniziato anch’io a chiedermi di loro, a respirarle nell’aria, sentirle vociferare, sperando poi di giocare – insieme, animatamente.

Ti rassegni per il tuo buon motivo, fingendo interesse alle loro storie d’amore annuisci in default. Nonostante anche tu abbia sempre creduto che il principe, azzurro, fosse omosessuale, hai mantenuto ben stretto il segreto. Senza farne mai parola a nessuno. Ma è solo una questione di tempo, capiranno del tuo assenteismo condizionato. Il primo passo falso e le fiabe diventano pulp, con la stessa logorroica protagonista: – Mi guardi? Mi ascolti? Hai capito che cosa provo? Parliamo? –
Preferiresti ora una sigaretta – veri cilindri incandescenti che si vedevano nei film dove i protagonisti sputavano in aria testosterone, ma, hai smesso da troppo tempo, quelle elettriche sono fuffa. Allora senza palliativi, ronzii di parole passano diretti dal tuo orecchio sinistro a quello destro, scomponendo neurologia e sinapsi. Sorridi con dolore, muovendoti seguendo il rumore che continua a trafilare incessantemente. La tua mimica non la convince, allora lei alza il tono e sbraccia, un direttore d’orchestra di strumenti scordati.
Quanti centri commerciali dovrai ancora visitare? Quante altre commedie da vivere? E di parole a vanvera? Domande importanti che svelano i tuoi attacchi di panico e anni di terapia non terapica.

Ma il tuo buon motivo è la differenza che fa la differenza. Lo stesso che ti allerta, rinvigorisce, inturgidisce.
Eppure, io a volte, mi ricordo di quando ero libero. Del periodo in cui non avevo il mio buon motivo. Bei tempi. Malinconico, oggi, vorrei urlare sguaiatamente a quella bambina senza più nessun diminutivo: – Ti ricordi di Jenny? Dopo la decapitazione da parte del mio plotone Jihadista è stata polverizzata da Rocco, immagino abbia sofferto.-

A fottere per una volta si fotta il tuo buon motivo.

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